Architettura
e ceramica:
GLI AZULEJOS


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Architettura e
ceramica, un connubio antico che vede le sue origini in terra d'Egitto, ma
che deve l'evoluzione del percorso produttivo all'Europa, subito dopo
l'espansione dell'Islam, e in particolare al Portogallo.
Mentre nell'Oriente islamico la tecnica della smaltatura delle ceramiche
riceve nuovi impulsi grazie alla presenza di figure artigianali, legate
alle tradizioni culturali locali, in Europa quest'arte si sviluppa nel
momento in cui vengono in contatto la civiltà cristiana con quella
islamico-moresca.
E' nella penisola iberica che il rapporto tra architettura ed artigianato
si fa sempre più vivo e concreto: la decorazione ceramica da
rivestimento qui trova il suo terreno fertile.
Il nome, azulejos, porta con sé la traccia della
derivazione moresca: il suo significato si ricollega infatti al
lapis-lazuli, la pietra blu originaria dell'area mesopotamica. Ed è
proprio l'abbinamento del bianco e del blu che resterà nel tempo una
delle caratteristiche più riconoscibili di queste piastrelle decorate e
dipinte a mano.
Così come le dimensioni tipiche del supporto, un insolito 14 x 14 cm, non
sono casuali: oltre alle suggestioni ed alle superstizioni legate al
numero 'magico' sette, esse permettono di ottenere un 'asse' centrale (un
metro quadro contiene 7 x 7 mattonelle) che consente di organizzare meglio
e scandire con motivi decorativi tutto lo spazio ricoperto.
Solo in questa parte dell'Occidente cristiano la decorazione delle
ceramiche assume tali dimensioni in ricchezza, forme e qualità al punto
da diventare un segno distintivo anche nell'opera di architetti ed
urbanisti.
Siamo nel XV e XVI secolo, il periodo delle grandi esplorazioni. I
navigatori portoghesi sono in prima linea nella scoperta e
nell'ampliamento dei confini del mondo conosciuto, e grazie a questi
contatti con popoli diversi arrivano nuovi influssi, nuovi stimoli che si
rispecchiano, nella manifattura degli azulejos, in una creatività sempre
più fertile, attiva e diffusa.
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L'ornamento
si sviluppa secondo due stili differenti: da una parte la scuola
prettamente figurativa, con la creazione di veri e propri affreschi sulla
ceramica, pannelli in ceramica decorati a mano dai molteplici soggetti; dall'altra la ricerca di linee, forme
geometriche o floreali, di elementi astratti che, moltiplicati dalla
modularità delle ceramiche, creano effetti puramente decorativi e
suggestive policromie.
Nell'ultimo secolo gli azulejos fungono da elemento portante per diverse
forme di espressione artistica, in un momento nel quale concezioni opposte
e diverse si fronteggiano.
C'è il movimento nazionalistico, che si manifesta nell'intero paese con
pitture su pannelli in ceramica all'interno di edifici pubblici come stazioni,
mercati, edifici comunitari, padiglioni sportivi e palazzi, ispirandosi
principalmente ai motivi delle cornici e ai colori del periodo tipico
barocco-portoghese degli azulejos.
Dall'altra parte è invece da sottolineare, nei grandi centri urbani,
l'attenzione al 'focolaio' artistico di quel periodo: i movimenti dello
Jungendstil e dell'Art Déco tentano di coniugare al meglio la produzione
in serie, il design e l'arte. Gli architetti portoghesi che ornano la
parte superiore delle facciate degli edifici con sottili fregi abitati da
sobri decori vegetali, lo fanno con discrezione, interpretando questi
ultimi come semplici elementi di accentuazione. Anche il Brasile stimola
l'applicazione degli azulejos a strutture architettoniche.
Negli anni '50 Picasso, Matisse, Mirò, Dalì e molti altri ancora sono
attratti da questa forma d'arte e disegnano modelli per decorarli. Nasce,
quindi, una fervida collaborazione tra architetti, ceramisti ed artisti
che tramite acquerelli, disegni o fotografie, traducono le loro idee di
colore e di forma in preziose mattonelle.
Oggi, per le stazioni della metropolitana di Lisbona sono state progettate
decorazioni in piastrelle, realizzate da artisti contemporanei. Anche per
l'accesso al grande acquario di Lisbona '98 sono stati utilizzati
rivestimenti in azulejos, applicati ad un'ampia parete d'ingresso, progettati dal designer
americano Ivan Chermayeff con l'aiuto del computer: segno che i tempi
cambiano, ma 'una grande tradizione' rimane sempre tale.
E' sò ver para crer (vedere per credere).
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